le cronache chiare/marianne o sullo stesso punto/4

22 04 2010

E sola si sentiva per tutte le strade, per tutte le case che aveva passato cercandone disperatamente, di baci di sera e di foto sul muro.
Marianne si muoveva di disperazione, per le strade incomprese del nulla che non le dava ragione, e pace introvandovi, lamentava, che il tempo era andato e non vi era altro tempo per vecchi lamenti che al tempo di oggi non v’era accoglienza.

Che gli altri, mancandolo, avrebbero detto del moto creduto, e mai e poi mai, domandato.

Tschuggen, 24 dicembre 1987, verso sera.





le cronache chiare/marianne o della fine inattesa/1

19 11 2009

Erano le sei del mattino, come ognuna delle 10’402 mattine trascorse, e di tutte le prossime a venire, per disperazione. Marianne scendeva dal letto a soppalco nella sala, inciampandovi nei vestiti lasciati cadere la sera prima, stancamente, quando nemmeno il senso del termine si faceva ritrovare a darle un certo sollievo, in solitudine.

Da sotto, l’attendevano già, scodinzolando, pigri eppur svegli, i due bassotti a pelo duro che le dividevano lo spazio, la casa, la vita dei giochi e quella dei giorni, lasciati correre sordidamente, inspiegabilmente uguali a sè stessi e non trovandole pace, sola si sedea sullo sgabello del tavolo a tre gambe, cercando involontariamente di rimettersi insieme, nello spazio di niente con niente che andava a sommarsi, inaridendola.

Si muoveva gravemente intorno alle cose, cercando le gazelle della sera prima, infilandole per metà, col tallone avvolto nella calza grigia consumata di lavaggi e passaggi mancati, di millevole scale, salite di forza e coraggio senza che nessuno, nessuno, le avea poi dato veramente il braccio. Sapeva, che sarebbe scivolata nell’autunno di foglie e di nebbia di quell’ora del mattino che dividevano in pochi, sporcandosi le calze e il bordo del pigiama di quel poco di fango, che poi strofinandolo avrebbe dovuto cacciare dal pigiama azzurro che le rimaneva scolorendosi di acqua fredda e sapone, senza veramente, uscirne chiarificato.

Lì fuori, sapeva che già doveva essere iniziata la giornata , per Ambroise che si teneva stretto e saldo il manico umido della scopa di foglie per aprire lo spazio ai clienti, che in numero esiguo si sarebbero rivolti,  con certa speranza, alle briosche poco cotte del primo mattino, per Florian, che rinchiuso del freddo nel cappellino di lana verde chiaro posava la testa sullo schienale, e sforzandosi di tenersi prevalente diritto doveva scrivere messaggi ansiosamente, ripetevolmente, alla fidanzata lontana che ancora si teneva la testa poggiata sul suo cuscino, a cercarne d’imprigionare la presenza, come a tenere la vita, che scivolosamente, sfuggiva di fuori a consumarsi nelle piccole cose, togliendosi il senso, a perdersi in pace.

Tschuggen, 18 novembre 1987.





dei personaggi in cerca d’autore/romie

22 08 2009

E vera poi Romina

cressiuta sopra i monti

che poi si fece alta

e fattisi due conti

decise di migrare

che n’un v’avea pretese

trovò di visitare

tal noto bel paese

dove v’atterran l’onde

in cerca d’un impiego

finchè in un giorn’in pausa

baciav’ella il suo diego

vicin’a dei bambini perduti col pallone

ov’ella si stordia guardando un’aquilone

al punto che non vide codesta pallonata

colpire il suo lettino

e la gola fu tagliata

per mano di bambino.

Schaffausen- Torre del lago, 1 agosto 1994.

a giulia, contabile





le cronache chiare/per anita

20 08 2009

E così ella lo sapeva, che amava una cosa di lui, e quella immensamente.

Lo seppe rientrando dalla passeggiata con il cane friz, un avanzo di barboncino bianco che il marito gli aveva portato d’una domenica pomeriggio di quasi vent’anni prima, quando al più doloroso dei risvegli si accorse che il piccolo fabrizio li aveva salutati tutti, andandosene prima di venire.

Lo seppe con un brivido improvviso, che era quasi a casa ormai e il grande campanile di fronte a lei era sul punto di suonare con le dieci il termine della sera, i primi pensieri di domani e tra tutti che non c’era abbastanza parmigiano in frigo, e che ricordarsi di comprarlo non era cosa da poco, che andrea era sul punto di tornare e che in quelle male sere di preoccupazioni adorava infilare il cucchiaino nel sacchetto mentre l’ascoltava e prenderne a più riprese, per il gusto di sentire l’incostistenza delle palline morbide sciogliersi sotto la lingua in un lunghissimo istante di piacere. Si giustificava senza che fosse richiesto, dicendo che l’abitudine lo avvicinava alla moglie, fornendogli nella pesantezza delle ultime parole il preludio dell’amore, e il sapore forte e deciso che lei avrebbe cercato quindici minuti più tardi del tutto ignorandolo tra le sue braccia.

Lei gli ripeteva che non lo sapeva certo lui, quello che cercava, in una di quelle punte di adorabil decisione che ancora la turbavano e le regalavano quell’espressione da ragazzina imbronciata che l’aveva conquistato in un pomeriggio in cui portava avanti una disperata guerra contro la calura estiva che tormentava il lago nei suoi momenti migliori, quando alla passeggiata dei fiori si incontravano le melodie dei violini mal suonati sulle strade che richiamavano le svizzere in vacanza, in quello scorcio d’italia che quasi non lo era più.

Ricordava quel momento come se fosse accaduto il pomeriggio precedente, la maglietta gialla di una taglia più piccola portata sopra di una gonna cortissima a pieghe, e le sneakers di pezza a concludere il tutto. Come una pagina improvvisata.

Non l’aveva sopportata di lui, eppure quella sera seppe dire cosa senz’averlo più cercato di comprendere, nella rassegnazione muta di chi ha finito di chiedere.

Lo seppe in un attimo di turbamento che la colse senz’avvisare, mentre a testa bassa attraversava la contrada delle orfanelle, sfilando davanti alla trattoria dei combattenti con le espadrilass giallo chiaro e i capelli raccolti per distrazione, improvvisandosi un’altra per non doversi fermare.

Lui glielo disse la prima volta senz’attenzione, senza attenzioni nemmeno per lei che si aspettava nessuna parola, nel desiderio ammaestrato, sapientemente misurato delle svizzere al sole.

Eppure era la birra, era il sole o l’insolenza della giovane barba che si faceva avanti senza domandare, eppure lo disse nell’attimo prima in cui si sta per andare.

Con voce calma, apparentemente inturbata per la sua giovane età.

Che lei sì, era poi vero che cercasse le emozioni forti, ma forti fino al ginocchio, ai tre quarti appunto, e non un dito più in là.

E lui invece, lui lo sapeva che non giocava per vincere, ma per tenersela stretta nella chiusa dell’abbraccio lunghissimo della passione temperata, che prima o poi avrebbe capito di cercare in tutto il tempo della vita, o perlomeno nel tempo che avevano.

Como – Cadempino, 19 agosto 1987.





questo

19 08 2009

non è un post.

Questo è il vuoto per la scomparsa di Fernanda, e le nostr’infinite lacrime sulla collina.

a Fernanda Pivano,

Genova, 18 luglio 1917 – Milano, 18 agosto 2009





dei personaggi in cerca d’autore/ahmie

11 08 2009

E v’era pure ahmed

venuto dall’egitto

cercava in questo stato

uno stato di diritto

trovò l’amore in fluri

che stava a winterthur

sognando di migrare

studiò tedesco eppur

l’impiego d’operaio

portoll’in val bregaglia

e in colpo di mortaio

finiva tal famillia.

Soglio, 13 novembre 1997.





dei personaggi in cerca d’autore/silv

9 08 2009

Quest’è la storia di silvan

che v’era fascinato delle acque

così che vi leggea della marina

e vi cresceva a mucchi la paura

sedea e immaginaa dalla banchina

di sol trovarsi in faccia a tal creatura

temea e desideraa tal’avventura

così salpò in barchetta in solitario

in do’ l’amico suo nullo vedeva

e a furia elli scrivea in suo diario

che giunta v’era l’ora d’esser grande

di farsi forza e non trovar più scuse

vibraa pront’a gettarsi in tra le onde

finend’avvelenato d’un branco di meduse.

Brig – Lipari, 2 agosto 1977.

a lillo, quasi uomo








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