ripensandoci

8 03 2009

Sì, certo, ne siamo profondamente convinti nell’animo tutto e andiamo ripetendocelo. E ripetendocelo ci convinciamo, come quei vecchi che vedono passare il loro fantasma davanti alla finestra per ogni notte di solitudine. Ci convinciamo e testardissimamente ne esigiamo prove e provando sbagliamo e ci rialziamo e riconsideriamo, che se non è crescita ci lamentiamo e ci crogioliamo in una perdita d’attimo da sentimenti sparsi che ci perseguiterà nelle domeniche peggiori. Questa, invece, è una delle migliori. Perchè poi interrogandoci nei nostr’interminabili viaggi su un TILO decisamente ristrettosi col cambio d’orario e posizioni affini ce ne siamo convinti. C’è qualcosa che supera la vicinanza in conseguenze inattese che poi sbilanciandoci le nominiamo sorprese e non ce ne vergogniamo affatto che se ci conoscete almeno un poco, e ci conoscete fino all’ultima delle sottane se ancora siete qui, no che non ci spaventano i moti dell’animo connessi e sconnessi che a tratti ci turbano e costantemente ci vivono.

La lontananza.

Rivedere qualcuno dopo svariatissimi mesi di fuga friburghese da troppi idiomi e passioni ed eccessive svalutazioni non può che essere una buonissima occasione d’incontro e scontro. Di pensieritudine. Così è che ci rivediamo nei nostri umanissimi errori e umanamente ci perdoniamo tutto e tracciamo il cammino e ci scopriamo anime. Perdutament’innamorate del sentimento pieno di quelli che dammeneancoraeancora e inevitabilissimamente passionali. E allora, passioneggiateci ancora un poco.





a marine

4 03 2009

Sì certo che siamo ancora a casa malati di freddissimi venti mitteleuropei e ‘mprovissatissime scollature pseudoprimaverili miranti a inattesissime conquiste da obiettivi primari che qui non ci sfuggono mai di mente. Eh no che non l’avevamo calcolato quando ci siamo buttati a capo biondo nel continente elvetico senza nè uno nè due, ma forse tre scandalosissimi desideri d’incoffensabil fattezza. E adesso, come ci direbbe la nonna nelle lunghissime telefonate da mainsommaeqaund’èchetisposi che aspetto i nipotini, pedaliamo. Pedaliamo lentissime e ce la mettiamo tutta che siamo quasi in cima, di ripidissime colline profumanti di proibitissimi formaggi in quel della Gruyère. Inseguitateci amici, inseguitateci.





je sais tu sais savez-vous?

1 03 2009

Eccoci qui dove non ce l’aspettavamo e non ci aspettavate. Per quelli di voi che ci leggono da un poco, che poco tempo è ch’esprimiamo reconditissimi desideri privatamente tenuti e tenuamente dipinti che timidamente s’affacciavano al mondo di quelli che con la razionalità ci convolano e sorvolano anzitutto, per quelli dicevamo e richiamiamo a concitatissima attenzione, eccoci, che un anno dopo e con fascinosissima promozione ci richiamano, che mai si sfugge di quel che siamo, ci richiamano a fRilingue e noi desideriamo e c’interroghiamo. C’interroghiamo sì, s’el cuore ancora e ancora sovrasti la ragione e le nostre sincerissime promesse di piedi attaccati a terra che pur non sanno stare. Allora, immutoliti dei sentimentimenti tutti e confusamente spostandoci cerchiamo le risposte in fondo al cuore e nei lacci delle scarpe e c’accomodiamo, e a voi ci rivolgiamo. Ebbene sì, chiediamo l’aiuto del pubblico.








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