piccoli svizzeri crescono/2

5 12 2008

Papà io ci voglio andare su quella montagna grande grande con la neve.

Sì.

Ci andiamo domani?

Perchè quando arriviamo su, ci devono essere un sacco di pecorelle.

regioexpress chiasso-bellinzona, ore 7:32

biscotti, montagne e coccole.

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piccoli svizzeri crescono/1

4 12 2008

Papà, ma dove siamo?

A Mendrisio. Prova a dirlo.

Men-dì-sio. Eh.

regioexpress chiasso-bellinzona, ore 7:25

biscotti, montagne e coccole.





del contaminio e del’arti affini

17 11 2008

gruyere

Sediamo interroganti, amici, ma sediamo. Sediamo con le buone e le cattive sorti e sortite, parti e partite, coi piedi penzoloni sul lago imbarazzandoci dell’io e il tu, di un noi che si porta avanti insistentemente. Guardiamo un paese che ci ha colto e accolto per abbozzi di perfettissimi intenti e pensieri, di laghi, montagne, perduti sentieri. Guardiamo e siamo guardati e ci figuriamo orizzonti nel secondo paese al mondo per favole raccontate. Ce lo eravamo figurato e figurinato nei suoi confini ideali e idealizzati, precisamente contornati di banderine rossobianche disposteinfila in diana e promesse di felicità artisticamente distribuite. Ce lo eravamo a tratti sognato e immaginificato e viverlo si finisce per perdersi in turbinii di passioni da pelle contro pelle e prese di coscienza da domenica pomeriggio. Scantonandoci, abbiamo attraversato i mille laghi e toccando con mano incerta moltitudini di vette ci siamo sentiti crescere i piedi che si fanno spazio nelle scarpe rotte che non ci bastano più e non ci proviamo nemmeno a ricucire lo strappo ma ce lo teniamo lì nell’appassionatissimo tentativo di farcene qualcosa. Sì, che siamo italianissimamente presunti e presuntuosi, ci diamo risposte e prendiamo decisioni nello spazio di un caffè e coscientemente soffermandoci su certune difficoltà di pensiero autorisolventesi nei gipfel a seguire. Ci siamo allineati e organizzati, rompendo le righe e toccandoci il cuore, ci siamo preparati e avanziamo coi passi incertamente decisi di chi si scopre ogni giorno un angolo di pelle e indeciso sul da farsi lo mostra al vento freddo di un elveticissimo autunno che avanza e si nomina primo e noi lo nominiamo primero irrimediabilmente persi in ricordi da sabato sera e risvegli da domenica mattina. Contaminateci gente contaminateci.





fribourg mon amour

25 08 2008

A Friburgo ci siamo andati cercando il senso della vita. Sì sì, proprio il senso della vita. No, non una di quelle cose dipocaimportanza che ci raccontiamo per trovare mezzi significati di seconda mano che ci giustifichino l’iscrizione alla palestra più costosa della città e la vacanza a formentera presa con il low cost che poi alla fine lavoriamo tutto l’anno e un poco ce la meritiamo anche. Noi ci siamo andati in treno, quattro ore e mezza di pura passione, e una stazione piccola che ci parla in tre lingue. Siamo arrivati che già pioveva e non ci abbiamo messo molto a caderci innamorati. Friburgo è piccina, come quelle bomboniere della cresima, che no che non si danno molta importanza. Come una bomboniera, essa è lì immobile tra il suo fiume e i ponti, e la città vecchia che si coccola tra le mura. Potete passeggiare lentamente, prendervi del tempo e già che ci siete anche una gaufre. Tutto è piccolo e carino, tutto si muove con il ritmo dolce e lento di un valzer che avevate sottovalutato. Siete lì, persi tra la dolcezza del momento e indecisi tra il Belvedere e la Sarine. E’ adesso che la vedete. Lei è lì, alta e bellissima, in religioso silenzio. Essa cattedrale è roba veramente forte amici. Noi siamo rimasti lì a guardarcela per un mese intero certi che volesse dirci qualcosa, rimirandocela e accarezzandocela con il pensiero, e in quel pensiero dolce perdendoci abbiamo atteso d’essere pronti. Quando poi siamo stati pronti abbiamo fatto una colazione abbondante, a base di pane burro ed elvetica marmellata. Siamo partiti di buon’ora e ci siamo incamminati. Abbiamo percorso la Rue de Lausanne come un percorso mistico verso la conoscenza di noi stessi, pronti a perderci e ritrovarci. Abbiamo percorso i 368 scalini con l’immobile lentezza di chi ha mangiato troppo paneburroemarmellata. Ci siamo fermati ad ogni finestra a guardar giù, sentirci un poco più vicini al cielo intrappolati in splendide vertigini. Siamo arrivati alla cima e abbiamo aperto la porticina. La risposta era lì, seduta ad attenderci, con lo sguardo di chi è una vita che ti aspetto. Sense of life is building bridges.





vamos de tapas

1 07 2008

Eccoci qui, nel punto in cui volevamo essere fin dalle tiepide primavere trascorse davanti a un pc all’inutil scrivania tramutatesi in torride giornate estive insopportabilmente uguali a sè stesse. Eccoci qui con il biglietto firmato SBB CFF FFS e il passaporto in mano. Eccoci qui a ripassare francese e apprendere due paroline di tedesco che almeno a tratti difendersi dalle inevitabili parolacce cordialmente rivolte agli italianiallestero non ci dispiacerebbe. Siamo pronti, addestrati e accessoriati. In una mano le carte e nell’altra l’immancabile bottiglia rossa di Rivella che ci rende più forti e fiduciosi ad ogni intrepido passo d’italiano incosciente che si fa avanti nel mondo. Vorremmo dare la colpa alla mamma che tutte le domeniche ci portava in Svizzera a mangiare cioccolata e non mancava mai di dirci come si dovesse viver bene in questo paese sì pulito e ordinato che nemmeno nelle favole migliori. Lei che ci sognava economisti di belle speranze e gli siamo divenuti scrittori senza nemmeno darle il tempo di replicare con un ceffone. Vorremmo sapere come ci è venuto in mente di dare retta ai nostri più reconditi desideri e assecondarli senza nemmeno, nemmeno, concederci di sentire quel tremore alle ginocchia che dovrebbe farci sospettare d’essere sulla strada giusta e  indugiare ancora un poco. Vorremmo sapere molte cose ma ci contentiamo del nostro metro e mezzo d’amletico dubbio e della partenza che verrà. Abbiamo Losanna, Friburgo, Berna e Zurigo in agenda e adesso sì, chiamateci privilegiati.

A presto ragazzi.





per rappresentanza

27 06 2008

Rappresentiamoci. Io ad esempio sarebbe facile inquadrami in un quadretto poco rassicurante. Con il titolo di impiegata frustrata in cerca di evasioni a forte impatto emotivo di quelle che si incontrano ogni sera all’Esselunga di Viale Papiniano. Che poi se ci aggiungiamo le dimensioni ridotte della mia persona ecco che vien facile giungere a conclusioni affrettate e affrettate malamente. Io invece ve lo dico io cosa sono. Una pittoresca e melodrammatica dispensatrice di sogni momentaneamente occupata in attività che non le si addicono affatto. In alternativa mi aggrada anche la definizione di scrittrice frustrata e incompresa con elvetichemozioni in cerca di gratificazioni d’alto livello culturale e relazionale. Insomma fate voi ma l’importante è aver ben chiara la direzione e i compagni di viaggio. Ora, questo è il bello. Facciamo fatica ad accettare la vita per quello che banalmente ci propone e non riusciamo a smettere di aggirarci per i lucidissimi viali svizzeri con l’aria di concretissimi sognatori in fuga verso terre confederali precisamente e ordinatamente accessoriate. Ecco perché essa Svizzera ci si addice senz’ombra d’italico dubbio. La teniamo lì a mo di metafora ampiamente rappresentativa per guardarcela avidamente e poggiare un sogno sopra d’ogni cima. 





mettendoci un ponte

11 06 2008

Valle Verzasca

Il paradiso ragazzi è una questione personale. Cè chi ci crede, chi non ci crede e chi c’è stato. Noi ad esempio ci siamo stati. Si chiama Valle Verzasca ed è roba che Bonolis e Laurenti a confronto ci paiono sbarbatelli in stage prolungato. Certo, non che ci si arriva facile. Anzi, meglio che vi fate un amico svizzero che vi passi sottobanco le dritte per raggiungerla. In generale, tenetelo a mente, meglio che vi fate uno svizzero. Almeno andiamo sul sicuro. Nel cammino non perdetevi i tipici scenari da cioccolato milka e contadinelle in fiore, e mi raccomando, tenete il conto delle bandierine. Scordandoci dell’America temiamo non esista un paese con una percentuale così alta di bandiere per numero di abitanti. Gli svizzeri si sa, è roba che ci tengono. Non fatevi trovare impreparati da soliti italiani che non leggono le istruzioni. Andateci accessoriati. Magliettina rossa e bianca, cioccolata alla mano e coltellino in tasca. Siamo pronti? Bene, allora partiamo e mi raccomando di fermarvi alla diga di 007 e scattare un equo numero di foto e assumere l’accento locale, un po’ chiuso e quasi quasi mica ci sembra italiano. Non provateci a confondervi con essi. Essi locali sono sgamatissimi, ve lo sentono dall’odore che siete stranieri. Conoscono i lineamenti delle generazioni di valle dai secolo dei secoli. Siate gentili. Parlate a bassa voce e per nessuna ragione al mondo iniziate a gesticolare. No, nemmeno per darvi un tono. Quando arrivate al Ponte dei Salti mi raccomando mantenete la calma. Lo sappiamo che è pazzesco, che non credete ai vostri occhi e anche noi ogni volta ci parte la pelle d’oca come fosse la prima. Ma il ponte c’è, le rocce, l’acqua d’un verde che mai avevate creduto di trovare che non fosse sui pantone. Invece è vero, chiudete gli occhi, apriteli di nuovo. E’ ancora lì. Già , il paradiso è ben più bello di come ve l’avevano raccontato.








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