gente di friburgo/gustav

25 11 2009

lo seguiamo da un po’, per note artistiche precisamente del nostro genere.

Ve lo lasciamo in assaggio, consigliandovene una consumazione scordinata e continuativa, e più che altro, riservata. Ai pochi che, come noi, lo apprezzeranno in ogni nota, lo passeggeranno in ogni strada, dondolandocisi impercettibilmente.

Assaporatelo qui, cominciando dalla Berceuse.

E se decidete di comprarlo, canticchiarlo, riproporlo, in una serata di stelle sotto la cattedrale, ci vediamo a Friburgo.

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ripensandoci

8 03 2009

Sì, certo, ne siamo profondamente convinti nell’animo tutto e andiamo ripetendocelo. E ripetendocelo ci convinciamo, come quei vecchi che vedono passare il loro fantasma davanti alla finestra per ogni notte di solitudine. Ci convinciamo e testardissimamente ne esigiamo prove e provando sbagliamo e ci rialziamo e riconsideriamo, che se non è crescita ci lamentiamo e ci crogioliamo in una perdita d’attimo da sentimenti sparsi che ci perseguiterà nelle domeniche peggiori. Questa, invece, è una delle migliori. Perchè poi interrogandoci nei nostr’interminabili viaggi su un TILO decisamente ristrettosi col cambio d’orario e posizioni affini ce ne siamo convinti. C’è qualcosa che supera la vicinanza in conseguenze inattese che poi sbilanciandoci le nominiamo sorprese e non ce ne vergogniamo affatto che se ci conoscete almeno un poco, e ci conoscete fino all’ultima delle sottane se ancora siete qui, no che non ci spaventano i moti dell’animo connessi e sconnessi che a tratti ci turbano e costantemente ci vivono.

La lontananza.

Rivedere qualcuno dopo svariatissimi mesi di fuga friburghese da troppi idiomi e passioni ed eccessive svalutazioni non può che essere una buonissima occasione d’incontro e scontro. Di pensieritudine. Così è che ci rivediamo nei nostri umanissimi errori e umanamente ci perdoniamo tutto e tracciamo il cammino e ci scopriamo anime. Perdutament’innamorate del sentimento pieno di quelli che dammeneancoraeancora e inevitabilissimamente passionali. E allora, passioneggiateci ancora un poco.





dei personaggi in cerca d’autore/artù

6 03 2009

Quest’è la storia d’arthur da friburgo

che solo si sentia per ogni sera

così per compagnia trovò teresa

seduta un po’ più giù che ponte tresa

e solo prese un treno sconosciuto

pensando d’incontrar secondigliano

così fu che morì in camicia blu

e mille rose rosse strette in mano.

Friburgo-Napoli, 13 febbraio 2001





je sais tu sais savez-vous?

1 03 2009

Eccoci qui dove non ce l’aspettavamo e non ci aspettavate. Per quelli di voi che ci leggono da un poco, che poco tempo è ch’esprimiamo reconditissimi desideri privatamente tenuti e tenuamente dipinti che timidamente s’affacciavano al mondo di quelli che con la razionalità ci convolano e sorvolano anzitutto, per quelli dicevamo e richiamiamo a concitatissima attenzione, eccoci, che un anno dopo e con fascinosissima promozione ci richiamano, che mai si sfugge di quel che siamo, ci richiamano a fRilingue e noi desideriamo e c’interroghiamo. C’interroghiamo sì, s’el cuore ancora e ancora sovrasti la ragione e le nostre sincerissime promesse di piedi attaccati a terra che pur non sanno stare. Allora, immutoliti dei sentimentimenti tutti e confusamente spostandoci cerchiamo le risposte in fondo al cuore e nei lacci delle scarpe e c’accomodiamo, e a voi ci rivolgiamo. Ebbene sì, chiediamo l’aiuto del pubblico.





fribourg mon amour

25 08 2008

A Friburgo ci siamo andati cercando il senso della vita. Sì sì, proprio il senso della vita. No, non una di quelle cose dipocaimportanza che ci raccontiamo per trovare mezzi significati di seconda mano che ci giustifichino l’iscrizione alla palestra più costosa della città e la vacanza a formentera presa con il low cost che poi alla fine lavoriamo tutto l’anno e un poco ce la meritiamo anche. Noi ci siamo andati in treno, quattro ore e mezza di pura passione, e una stazione piccola che ci parla in tre lingue. Siamo arrivati che già pioveva e non ci abbiamo messo molto a caderci innamorati. Friburgo è piccina, come quelle bomboniere della cresima, che no che non si danno molta importanza. Come una bomboniera, essa è lì immobile tra il suo fiume e i ponti, e la città vecchia che si coccola tra le mura. Potete passeggiare lentamente, prendervi del tempo e già che ci siete anche una gaufre. Tutto è piccolo e carino, tutto si muove con il ritmo dolce e lento di un valzer che avevate sottovalutato. Siete lì, persi tra la dolcezza del momento e indecisi tra il Belvedere e la Sarine. E’ adesso che la vedete. Lei è lì, alta e bellissima, in religioso silenzio. Essa cattedrale è roba veramente forte amici. Noi siamo rimasti lì a guardarcela per un mese intero certi che volesse dirci qualcosa, rimirandocela e accarezzandocela con il pensiero, e in quel pensiero dolce perdendoci abbiamo atteso d’essere pronti. Quando poi siamo stati pronti abbiamo fatto una colazione abbondante, a base di pane burro ed elvetica marmellata. Siamo partiti di buon’ora e ci siamo incamminati. Abbiamo percorso la Rue de Lausanne come un percorso mistico verso la conoscenza di noi stessi, pronti a perderci e ritrovarci. Abbiamo percorso i 368 scalini con l’immobile lentezza di chi ha mangiato troppo paneburroemarmellata. Ci siamo fermati ad ogni finestra a guardar giù, sentirci un poco più vicini al cielo intrappolati in splendide vertigini. Siamo arrivati alla cima e abbiamo aperto la porticina. La risposta era lì, seduta ad attenderci, con lo sguardo di chi è una vita che ti aspetto. Sense of life is building bridges.








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