le cronache chiare/marianne o sullo stesso punto/4

22 04 2010

E sola si sentiva per tutte le strade, per tutte le case che aveva passato cercandone disperatamente, di baci di sera e di foto sul muro.
Marianne si muoveva di disperazione, per le strade incomprese del nulla che non le dava ragione, e pace introvandovi, lamentava, che il tempo era andato e non vi era altro tempo per vecchi lamenti che al tempo di oggi non v’era accoglienza.

Che gli altri, mancandolo, avrebbero detto del moto creduto, e mai e poi mai, domandato.

Tschuggen, 24 dicembre 1987, verso sera.

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siamo arrivati

13 01 2010

e possiamo dirlo, in questo primo bilancio dei quasi 30, siamo arrivati amici. Tardi, per un copywriter, da perdere l’ultimo treno della costruzione metaforica risonata e sonante, interessante, ma siamo comunque approdati nel campo, di grano e cotone, di soddisfazione.

Siamo arrivati. Col TILO a Lugano, in quella Svizzera che cercavamo, di sopra delle pretese e delle sorprese, delle felicitudini. Siamo arrivati, e in molti ci avete chiesto di come stiamo, di cosa facciamo, e dobbiamo poi dirvelo, che il nuovo anno è iniziato meglio d’ognuno dei precedenti, di carte sul tavolo e cartoline, che dai grigioni abbiamo spedito in d’ogni dove.

Crediamo ancora si possa fare, sperare sudare, partire, provare a capire.

Viviamo in quell’angolo di Italia che ancora confina, a un passo più a sud di tal nota dogana, sull’ultima cima d’una montagna isolata, eppur sistemata, di mezzo alli altri che nemmeno ci vedono. Ci contorniamo, di amici di nord e di sud insubricamente presenti, parenti, a tratti.

Bassotti, che ci hanno seguito in tutte le case che abbiamo lasciate, smarrite, ricostruite.

Ci felicitiamo, d’attraversare ogni giorno tal noto confine al sonare di Alice, movendoci svelti per ogni mattina di nuovo lavoro, di riso e risate, di insalate.

Siamo tra i fortunati che arrivano sopra Lugano prima dell’8 tra guanti e cappuccio, che dicon mi piaccio. Che dicon beh anche questa mattina siamo arrivati, e non ci siamo sbagliati.

Ringraziamo Sketchin, web design and more studio in Canton Ticino, dove abbiamo il privilegio di seguire progetti come UXmagazine e UXconference, e tutti gli uno che credono ancora in un mondo possibile di esperienze gradevoli.

à vous.





le cronache chiare/marianne o della fine inattesa/3

9 12 2009

Così, muovendosi mollemente verso la piazzetta deserta del primo mattino, cercava nella tasca del cappotto l’abbonamento del bus che cercava più volte al giorno lasciandolo in un luogo diverso, odiando quel rito insensato del controllo preventivo, lei che il biglietto lo pagava da tutta la vita e non capiva, quelli che non pagavano poi da che parte finivano, a perdere tempo, inutilmente.

Marianne era una che il sovvertimento non l’aveva mai interessata, che in fondo non era cosa dei suoi giorni il ribaltamento del cosmo e sistemi confini, nessuno, l’aveva vista mai ribellarsi pubblicamente alla vita in quello che le si era sfacciatamente rivelata. Qualcuno, l’aveva vista smarrita nella continua, incessante ricerca che le moveva i piedi e le mani, non la faceva finire, l’allontanava. Pensava, mentre il bus si spostava pesante per le strade umide e strette delle montagna, nel percorso allungato e nervoso del primo mattino, che le regalava almeno, togliendoglielo, il tempo di pensare alle cose cercandogli un senso, volendolo, trovare, forse lo avrebbe trovato, rubato, abbellito in altri angoli che non gli appartenevano.

Si spostava dalla vuotitudine delle cose accatastate sul sale, come amava fare nei momenti di rara, solitudine, in cui nessuno stava aspettandosi qualcosa dalle sue mani inutili di mansioni segretariali accuratamente svolte senza guardare, ignorandole, per ragioni mai indagate che lei nemmeno volendolo avrebbe potuto, fermarsi a spiegare a chi vestiva altri panni, riempiva altri letti e non conosceva.

Aveva voluto fare molte cose Marianne, avendo invecchiato distrattamente negli anni di dolorosi, doloranti spostamenti incessati e ricerche si era ritrovata, nuovamente seduta al divano di tutte le sere e di tutte le case che aveva adattato a sè stessa, sorridendosi sola, interrogandosi all’anima per non disperare.

Così sì dondolava di nevrosine mista in silenzio dal sedile del bus, spostandosi in punta di gambe su un tremolio di ritorno, sporcamente riflessa nel finestrino gelato tra le gocce in discesa pensava che certo, per il lavoro si era acclimatata presto sul niente, avendoci riflettuto e lungamente, che scrivere e vivere non erano possibili insieme, non nel suo concetto di libertà prematura che la aveva frettolosamente trasferita nei luoghi meno ospitali, e che l’aveva condotta ad accettare un lavoro tra gli altri di umiliazioni e sbadigli per non lasciarsi morire, non di fame, perlomeno.

Ma del resto del piatto non poteva rassegnarvisi, spingendolo a forza e bicchieri di latte a addolcire la cosa, che aveva lungamente investito e creduto nei prossimi, e pazientemente aveva atteso e mischiato, e poi smosso e cercato, e ancora provato, e poi, ostinatamente non si era voluta adagiare a mangiare di pasta e fagioli anche al momento del dolce. Li aveva cambiati cercandone altri, poi altri migliori, e alla fine si era ritrovata parlandosi sola di un nulla di nuovo che mai e poi mai sarebbe arrivato.

Sfinendosi, si era infine accontentata ad amarli poi quelli, dovendo concludere che non ce ne erano degli altri.

Tschuggen, 18 novembre 1987, un’ora e tre quarti più tardi.





dei personaggi in cerca d’autore/franzy

6 08 2009

Sventurata fu franzisca

che v’era quindicenne

partita per le spiagge

con vest’i mille fogge

ell’era più che bella

nonchè como conviene

diciamo verginella

e andò in villeggiatura

a conoscer’anca il mare

trovò l’abbronzatura

e sergio poi d’amare

ch’avea studiao germano

un giorno disse hoi

le prese anche la mano

ed ella come mai

finì persa d’amore

seduta ad aspettare

in riva l’ore e l’ore

finchè una sera in spiaggia

bevette senza sosta

così lui le cercava

tal noto nulla osta

e la sfinì di baci

e il resto quel che venne

diciamo anche che al no

lui poi non si trattenne

si prese quel che volle

e la lasciò svenuta

privata delle vesti

che dell’amor perduto

perduti erano i resti

ed il capello biondo

la guancia rubiconda

il mare la portò

nei flutti moribonda.

Felzberg – Bibione, 12 luglio 1987.

ad annette, bambina





dei personaggi in cerca d’autore/artù

6 03 2009

Quest’è la storia d’arthur da friburgo

che solo si sentia per ogni sera

così per compagnia trovò teresa

seduta un po’ più giù che ponte tresa

e solo prese un treno sconosciuto

pensando d’incontrar secondigliano

così fu che morì in camicia blu

e mille rose rosse strette in mano.

Friburgo-Napoli, 13 febbraio 2001





piccoli svizzeri crescono/2

5 12 2008

Papà io ci voglio andare su quella montagna grande grande con la neve.

Sì.

Ci andiamo domani?

Perchè quando arriviamo su, ci devono essere un sacco di pecorelle.

regioexpress chiasso-bellinzona, ore 7:32

biscotti, montagne e coccole.





piccoli svizzeri crescono/1

4 12 2008

Papà, ma dove siamo?

A Mendrisio. Prova a dirlo.

Men-dì-sio. Eh.

regioexpress chiasso-bellinzona, ore 7:25

biscotti, montagne e coccole.








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