estavayer o delle aspettative

14 03 2009

Parliamoci. Siamo qui con pensieri e misteri, risposte e domande, improvvisatissime collezioni d’inquietudini. Siamo di quelli che mai e per nessuno dei motivi che silenziosamente andrete suggerendoci abbiamo accettato e immortalamente dimissionato per doni supposti d’immaterial paci e pacieri, sento e sentieri e voci rassicuranti artisticamente sparse e sparite, e più tardi morite. Siamo di quelli che in mezzo alla folla sventolano tal’elvetico graziosissimo stendardo e se ne fregano. E adesso per esoticissime convergenze astrali si trovano sul lato oscuro del pianeta dove ci chiedevano i molti, quelli che a più riprese ci tranquillizzano e tranquillizzantizzano e propongono spiagge da mille e una notte d’identica pace che poi già lo sanno che noi non ci piace. Così è ch’improvvisamente c’alziamo e senz’altre parole poi noi li puntiamo da verdissimi occhioni di sole e di sale di quello che piace di quel che fa male e silenziosissimi ergiamo di venti e tempeste di pianti di feste e poi ricordiamo che siam nell’elenco dei sopravvissuti e non c’impressionano più gli starnuti che già conosciamo preannunci di morte in ogni sua forma e che quel ch’oscuriamo poi dopo ritorna. E collezioniamo conchiglie sparute già troppo frustrate e usate e riusate e in silenzio aspettiamo. Da provetti strateghi li rassicuriamo di quell’estevayer, e lugano col lago e tutti i suoi fiori, che o accanto a noi o au revoir miei signori.






per rappresentanza

27 06 2008

Rappresentiamoci. Io ad esempio sarebbe facile inquadrami in un quadretto poco rassicurante. Con il titolo di impiegata frustrata in cerca di evasioni a forte impatto emotivo di quelle che si incontrano ogni sera all’Esselunga di Viale Papiniano. Che poi se ci aggiungiamo le dimensioni ridotte della mia persona ecco che vien facile giungere a conclusioni affrettate e affrettate malamente. Io invece ve lo dico io cosa sono. Una pittoresca e melodrammatica dispensatrice di sogni momentaneamente occupata in attività che non le si addicono affatto. In alternativa mi aggrada anche la definizione di scrittrice frustrata e incompresa con elvetichemozioni in cerca di gratificazioni d’alto livello culturale e relazionale. Insomma fate voi ma l’importante è aver ben chiara la direzione e i compagni di viaggio. Ora, questo è il bello. Facciamo fatica ad accettare la vita per quello che banalmente ci propone e non riusciamo a smettere di aggirarci per i lucidissimi viali svizzeri con l’aria di concretissimi sognatori in fuga verso terre confederali precisamente e ordinatamente accessoriate. Ecco perché essa Svizzera ci si addice senz’ombra d’italico dubbio. La teniamo lì a mo di metafora ampiamente rappresentativa per guardarcela avidamente e poggiare un sogno sopra d’ogni cima. 








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