dei personaggi in cerca d’autore/artù

6 03 2009

Quest’è la storia d’arthur da friburgo

che solo si sentia per ogni sera

così per compagnia trovò teresa

seduta un po’ più giù che ponte tresa

e solo prese un treno sconosciuto

pensando d’incontrar secondigliano

così fu che morì in camicia blu

e mille rose rosse strette in mano.

Friburgo-Napoli, 13 febbraio 2001

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accattatevillo

1 09 2008

Ora voi fermatevi un attimo e immaginatevi. Sono le 7 di un piovoso lunedì mattina di settembre e Milano è più grigia e sporca del solito. Avete dormito quattro ore quattro con il ventilatore puntato addosso come in quei film da commedia all’italiana che non bastavano i vicini ma ci si mettevano pure le zanzare. Siete sul treno Milano – Lugano e vi attende un’ora piena di lettura in incontaminata pace, e siete indecisi se l’ultimo di Terzani o la collezione autunno/inverno 2008 e vi piace perdervi in questo limbo e prendervi tempo, pensare di niente e rileggere un messaggino della sera prima. Attorno a voi una di quell’invidialbil’certezze che lo sapete e vi fate pure un certo vanto di passare il confine, scendere da un treno pulito in perfetto orario e ripetervi che la vita è meravigliosa di là dalla dogana. Ecco. Non potete chiedere nulla di più. Alla fine vi lasciate sedurre dal make up per la prossima stagione e l’ultimo ritrovato di design d’oltreoceano che più tardi sfoggerete in piacevoli conversazioni mattutine mentre il computer se ne fa una ragione. Nulla può turbare questo stato d’incontrastato elvetico idillio. Nulla. Nulla tranne Antonio. Antonio si siede accanto a voi e ha voglia di chiacchierare. Ignora completamente l’infelicità del proposito e si fa insistente. Vi svela tutti i segreti su come preparare una pizza che in Canton Ticino ah beh e in quel mentre attacca con ricordi infantili sulla Napoli dei tempi bbuoni. Abbozzate mezzi sorrisi di cortesia e cercate di mascherare l’imbarazzo che si manifesta in rumorini di stomaco da propositi d’ulcera da seconda classe. Guardate fuori dal finestrino. Non siamo nemmeno a Chiasso. Di qui a Lugano vi avrà fatto il terzogrado, chiesto invano il numero di telefono e tentato maldestri complimenti che non avreste mai voluto sentire. Ma il meglio arriva quando sui gradini tenta l’ultimo disperato approccio con la mozzarella-di-bufala-come-non-l’hai-provata-mai. Eh no eh.








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