le cronache chiare/marianne o della fine inattesa/1

19 11 2009

Erano le sei del mattino, come ognuna delle 10’402 mattine trascorse, e di tutte le prossime a venire, per disperazione. Marianne scendeva dal letto a soppalco nella sala, inciampandovi nei vestiti lasciati cadere la sera prima, stancamente, quando nemmeno il senso del termine si faceva ritrovare a darle un certo sollievo, in solitudine.

Da sotto, l’attendevano già, scodinzolando, pigri eppur svegli, i due bassotti a pelo duro che le dividevano lo spazio, la casa, la vita dei giochi e quella dei giorni, lasciati correre sordidamente, inspiegabilmente uguali a sè stessi e non trovandole pace, sola si sedea sullo sgabello del tavolo a tre gambe, cercando involontariamente di rimettersi insieme, nello spazio di niente con niente che andava a sommarsi, inaridendola.

Si muoveva gravemente intorno alle cose, cercando le gazelle della sera prima, infilandole per metà, col tallone avvolto nella calza grigia consumata di lavaggi e passaggi mancati, di millevole scale, salite di forza e coraggio senza che nessuno, nessuno, le avea poi dato veramente il braccio. Sapeva, che sarebbe scivolata nell’autunno di foglie e di nebbia di quell’ora del mattino che dividevano in pochi, sporcandosi le calze e il bordo del pigiama di quel poco di fango, che poi strofinandolo avrebbe dovuto cacciare dal pigiama azzurro che le rimaneva scolorendosi di acqua fredda e sapone, senza veramente, uscirne chiarificato.

Lì fuori, sapeva che già doveva essere iniziata la giornata , per Ambroise che si teneva stretto e saldo il manico umido della scopa di foglie per aprire lo spazio ai clienti, che in numero esiguo si sarebbero rivolti,  con certa speranza, alle briosche poco cotte del primo mattino, per Florian, che rinchiuso del freddo nel cappellino di lana verde chiaro posava la testa sullo schienale, e sforzandosi di tenersi prevalente diritto doveva scrivere messaggi ansiosamente, ripetevolmente, alla fidanzata lontana che ancora si teneva la testa poggiata sul suo cuscino, a cercarne d’imprigionare la presenza, come a tenere la vita, che scivolosamente, sfuggiva di fuori a consumarsi nelle piccole cose, togliendosi il senso, a perdersi in pace.

Tschuggen, 18 novembre 1987.

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: