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28 09 2010

forse c’è un problema che va risolto, se abbiamo una campagna contro stranieri e frontalieri.

Non sappiamo bene di che natura, ma nella Svizzera a cui pensiamo noi c’è un’integrazione possibile.

Ci chiediamo spesso ultimamente se questa parte della Svizzera, dell’Italia, di ogni altra nazione alla fine esista o se straniero è sempre straniero e paura è sempre troppa paura.





trovare lavoro in svizzera e vivere felici/il quiz

13 08 2009

Definite in 30 secondi il frontaliere

nella misura dei kilometri di distanza dal confine svizzero.

Al 31esimo secondo, potete spiare la soluzione.





trovare lavoro in svizzera e vivere felici/1

12 08 2009

Classifichiamoci.

Siamo qui in seguito alle numerosissime richieste d’italica crisi (di panico perlopiù) e soluzionimprovvisate da popolo di creativi che alla sopravvivenza antepone la qualunque e rispondiamo.

Rispondiamo alle innumerevoli richieste da sempreverdi candidi e candidatisi al posto vacante qualsiasi e vi fermiamo.

Un minuto.

Localizziamoci.

Posto che certamente non facevamo i poeti di belle speranze in dolcissim’attese di stelle cadenti pur visionandoci in gran segreto, posto che noi per la svizzera ci siamo nati appassionandoci e dunque informatissimi lo siamo sempre stati eccoci qui a darvi qualche delucidation e consigli pratici prima di decidere. E decidere sinsceramente, non come il nostro cognato ch’elli cadea ripetutamente delle stelle tutte e si delocalizzaa in seguito scorticandosi il di dietro.

Noi poi mica ci dispiacevamo troppo, se avevate il dubbio.

Ad ogni modo puntiamo subito a dritta e c’individuiamo.

Che qui i tempi dei conquistadores sono passati da un pezzo e chi vuole intendere, come dire.

Prima di tentare il tutto per tutto e inviare il cv pensiamoci un attimo.

  • Cosa conosciamo della Svizzera?
  • L’abbiamo studiata, indagata, attraversata?
  • Ci siamo fermati a Lugano che già sul gipfel c’eravamo presi un brivido d’esotisme?

Aggettiviamoci.

Parliamo di un paese piccolo.

Un paese dove convivono pacificamente 4 lingue ufficiali e svariatissimi dialetti in millemila cantoni.

Che sono, millemila culture.

Gli abitanti sono un vero esempio, di civiltà e plurilinguismo.

Se vi prenderete il rischio, come facciamo noi, di girarla in lungo e in largo a tasti e tastoni vi capiterà. Subito. Al primo viaggio.

Siete su un treno, in una stazione, in un negozio.

Vi guardate intorno e scoprite l’imbarazzo in tutte le lingue in cui esso si pronuncia.

Vi rendete conto che ignorate la madrelingua delle persone davanti a voi.

No, non supponete. Dove siete non significa nulla.

Non spiritosate. Molti di essi capiscono e parlano, con dolcissimi accenti, l’italiano. Quindi, achtung!

Ma, non illudetevi di poter lavorare in tutto il paese se non parlate perfettamente, e con perfettemente non italianieggiamo qui, non maccheroniamo, ma parliamo di un buon B2, la lingua del cantone in cui intendete lavorare.

In generale, per un lavoro qualificato in questo paese, le lingue servono. Sempre.

E qui ci genuflettiamo in un attimo di raccoglimento tutti tesi alla reale comprensione della cosa ond’evitare cocentissime delusioni d’aspettative da aglio olio e peperoncino. Specializzazione nell’impero elvetico significa specializzazione. Non importa cosa avete studiato nella penisola, qui non siete dottori.

Parliamo di un paese con pochi dottorissimi dottori, e il titolo non ha importanza quanto la specializzazione. In svizzera un idraulico è un idraulico, che si specializza dai tempi della scuola superiore, due giorni di scuola, tre di lavoro, e via così.

Non ci interessa che siete laureati in filosofia. Ci interessa cosa sapete fare.

E soprattutto, non arriverà il vostro titolo prima di voi. Arriverete voi, puntualissimi, in ufficio alle 8.

Puntuali e precisi, non creativi e disorganizzati.

Il fine non giustifica i mezzi qui, e vi auguriamo di non dover giustificare i mezzi.

Soprattutto se la vostra posizione non è – as usual – di creativo. E, rasserenatevi, per quel settore ci affidiamo ai metodi tradizionali.

Col web 2 ci stiamo arrivando lentement.

Quindi, non illudetevi, ci sono posizioni e posizioni, e non tutte le definiamo accessibili. Qui, non aggiungiamo, come dire, una parola.

Per tutte le altre, impratichiamoci. Curriculum alla mano, con fotocopie di diplomi e attestati, diamo il via alla ricerca e alle prossime domande a venire.

Qualcuna a caso d’imperiosissima importanza:

E, per proseguire su argomentazioni più accorate e accuorate, avete interrogato il super calcolatore? e il sindacato?

A queste e altre domande attendiamo le vostre risposte nella prossima, linkabilissima, puntata.





a passi lunghi e ben distesi

4 05 2008

Se avete superato la prova Lugano e avete ancora voglia di Svizzera siete dei nostri. Procediamo per piccoli passi che a bruciar le tappe qui si fa peccato. Locarno, stupenda cittadina sul Lago Maggiore con vista panoramica e piazzetta bomboniera ci regala un respiro un po’ più international. Tentenniamo, muovendoci ancora con fare da autentici amateur abilissimi nel fingersi esperti viaggiatori e conoscitori approfonditi del continente elevetico. Iniziamo da una passeggiata di quelle dalle emozioni forti, scopriamo che tra cime e uccelli acquatici la città gode di un microclima mica da ridere che ci regala splendidi esempi di vegetazione mediterranea e subtropicale. A questo punto presi dall’imbarazzo della nostra elvetica ignoranza iniziamo a sudare maledicendo il subtropico che ci ha presi in contropiede. Recuperiamo subito parlando ai nostri seguaci più ignoranti di noi (che della Svizzera ignorano tutto quanto non sia composto al 75% da cacao) il perchè e il percome del famosissimo Festival Internazionale del Film che noi che un po’ di cinema lo abbiamo studiato all’università riusciamo abilmente a citare Rossellini e la Magnani il cui nome italico ci rassicura per il successivo quarto d’ora. Il pardo dorato inutile dirlo ci apparirà in sogno per i prossimi sette giorni facendoci pentire tanta ostentazione. Superata la gaffe ci dirigiamo verso qualcosa che conosciamo bene e per stabilità e imponenza ci infonde una certa tanto agognata sicurezza. Il Castello Visconteo in tutta la sua bellezza, le piccole strade della città vecchia che ci riportano ai tempi antichi e ci sorprendiamo a canticchiare musichette medievali da corso di quarta liceo, le locande e trattorie caratteristiche in cui possiamo concederci un bicchiere di troppo per conformarci ai locali che scopriamo instancabili beviteur, via Cittadella, il mercatino medioevale e la Chiesa di Santa Maria Assunta che fin troppo ci ricorda le nostre origini che tentiamo invano di mimetizzare intessendo nordiche frequentazioni. Raccogliendo i nostri tentativi finiti in un grande buco nelle acque splendide del lago torneremo a casa imbevuti di tanta cultura e un po’ più consapevoli che la ricchezza di questi luoghi somiglia un po’ al consiglio della nonna che instancabilmente ci ricorda della bellezza nelle piccole cose come anticamera delle più alte cime.








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