dei personaggi in cerca d’autore/nadine&ursina

19 06 2009

E v’è la storia di nadine da berna
ch’el padre abbandonò in tener’età
perdut’il senno per cattività
conobbe urs per caso ch’era in banca
che lui le aprì la porta lei era stanca
corrotti da passione travolgente
la moglie sua di lui passò di mente
e li sorprese un giorno tal pancione
che como acqua spense tutt’il foco
e lui le disse amore, ch’era un gioco
credendo di nascondere l’errore
il tal fece dottore tal qual la soluzione
e una dentro l’altra
cessaron d’infezione.
Berna, 25 agosto 1970.
a una ballerina di tango

E v’è la storia di nadine da berna

ch’el padre abbandonò in tener’età

perdut’il senno per cattività

conobbe urs per caso ch’era in banca

che lui le aprì la porta lei era stanca

corrotti da passione travolgente

la moglie sua di lui passò di mente

e li sorprese un giorno tal pancione

che como acqua spense tutt’il foco

e lui le disse amore, ch’era un gioco

credendo di nascondere l’errore

il tal fece dottore tal qual la soluzione

e l’una dentro l’altra

cessaron d’infezione.

Berna, 25 agosto 1970.

a una ballerina di tango

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parlaci d’amore mariù

16 09 2008

Ci sono cose ragazzi che bisogna aspettare il momento giusto. Come un lavoro nuovo. Vi presentate con la camicia bianca e fate caffè e ci mettete un poco a capire perchè quelli che fanno le cose importanti la camicia bianca non la portano più da un pezzo. Noi ci siamo presi i nostri tempi e fatte le valutazioni del caso, comprato un biglietto e buttati a capofitto. Ci siamo creduti pronti per la capitale e non lo eravamo affatto. Berna è precisamente come non ve l’attendevate. Avete viaggiato un po’ e vi siete fatti un’idea e camminate a passi rapidi e petto in fuori eh che oramai e chi vi frega a voi che con la guida rossa in mano conoscete anche il più piccolo dei vicoli con ristorantino a tema che nemmeno i locali. E invece no, essa è rigorosamente diversa e inappuntabile e riporterà in auge dimenticate nostalgie e piccoli traumi infantili che credevate d’aver superato. Essa capitale vive d’un rigore imbarazzante. Nessuno e con nessuno intendiamo nemmeno uno potrebbe sentirsi integralmente a posto di fronte a tanto. Partendo dagli alberi esageratamente lisciati e pettinati di fronte alla Schweizerische Nationalbank, passando per la celeberrima Zeitglocknturn che ci perderete incredibili quarti d’ora immersi d’interiorissime riflessioni fino alla Munster che ve la trovate davanti e vi prende il panico dalle ginocchia e cercate invano improponibili vie di fuga. Passeggiate per la città cercando un piccolo raggio di sole a scaldarvi mani e animo e non siamo certi che lo troverete. Allora entrate nella casa di Einstein e vi sedete al caffè vagamente intellectual chic che vi si propone di fronte corredato e accessoriato di cameriere d’imprevedibile simpatia che ha viaggiato i mille continenti e non vi saprà spiegare perchè è lì proprio nel mezzo del suo cammino mistico. Bevete la cioccolata e uscite sospinti dal ferreo proposito di dedicare tempo ai più belli tra i musei tentati e tentennati dalle indiscutibili bellezze del Kunstmuseum. Ma e ve lo diciamo sottovoce che i benpensanti non sarebbero d’accordo c’è qualcosa di più bello della rigorosa perfezione e della pretesa all’invincibilità segretamente nascosta in quest’apparentemente banale proposta. Sedetevi in silenzio su quel monumento con gli orsi dove un piccolo bimbo biondo s’arrampica e la madre continua a respirare che se fosse italiana tre dico tre infarti signori li avrebbe già collezionati. Sedetevi e cercate di non pensare al bambino. Non cadrà. Sedetevi e ascoltatevi il cuore. Quando poi lui vi avrà parlato troverete il coraggio di cambiare strada e scegliere lo Schweizerisches Alpines Museum. E adesso, sconvolgetevi.








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