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12 09 2010

divindaiana’s stuff tagged with carschinahütte

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Garschinahütte – Sulzfluh. Quella felicità che bisogna prendersi da soli.

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dei personaggi in cerca d’autore/patty

18 06 2009

Quest’è la storia di Patricia

ch’al mondo entrò sottile

per parentel’assente

d’amor maldestro e vile

che fu liti violente

e bulimic’abbandono

nutrend’e rimettendo

distrusse gola e core

tacend’e suggerendo

che chi affamato nasce

poi disperato muore.

Tomils/Tumegl, 6 luglio 1981.

a patrizia, incompresa





a nina

16 04 2009

nina dei grigioni

Ci sono cose che non si raccontano e che noi a tratti ci proviamo incessantemente cedendo sull’interminabil viaggio in tilo in della buona e cattiva sorte. Ci sono parole che si fermano, incancellabilissimi ritratti che ci perturbano e che poi non vediamo l’ora di dire noi, noi si che potremmo dire l’avevo visto tra le montagne in un mattino, che eran le 8:40 e quasi quasi eravamo giunti, al solito gipfel che ci trattiene e sostiene, ch’incosciamente c’incantola il pensiero. Così è che siamo qui, su una cima di montagna in terra grigiona guardiamo profondissimamentimmersi il pavimento, di fili d’erba e fiorami d’arancio, ci imbamboliamo. Tocchiamo testa e cuore e ci fermiamo e ci perdiamo nel conto dei 9mila passi che trascinandoci abbiam condotto, nel tempo di una vita che siamo indecisi, che sia abbastanza o meno intrisa d’incancellabil sento e sentieri, c’ero e dov’eri, mi son perduta. Così è che ci ritroviamo e insistentemente rispondiamo, ai millesissimi ideali di tal gioventù ch’eppur si muove e movendosi segnala di roteazioni la sua stagione ell’incertezze che pur ci piacciano e ritrattengono, ritrattandoci nei quindici specchi della camera da letto di nostra madre ci spogliano e mostrano che mai ci siam sentiti così presentificamente compagni di tale pelle, e più che mai di tali bolle.

Quelle che col sapone ella spargea ai mille venti e che venti rimangano e noi guardandola non potevamo che dire era bellissima.

Come una svizzera in mezzo alla frontiera.





va dove ti porta coira

21 12 2008

E qui vi volevamo, amici, proprio qui, nel punto in cui siete implicatissimamente presi e coinvolti in millesimali spericolatissime giravolte nel maldestro tentativo di cavarvene, fuori, e non riuscirete più. Rassegnatevi. Siete partiti dal Ticino e non ve l’aspettavate, nemmeno quando sospinti da responsabilissimi propositi ci abbiamo provato ripetendovelo in tentennantissimi tentativi da epoinondirechenontelavevodetto eppure eccovi qui, come avevamo previsto, imbarazzantemente perduti. E’ qui che gloriosamente raggiunti ci facciamo coraggio e timidamente ergiamo l’elvetico stendardo sul balcone orgogliosamente fregandocene del vicino e ci affermiamo e avanti il prossimo che visto il Cervino non ci spaventa più niente amici. Così, se pensavate di aver visto tutto con Ginevra, fingete di preparvi a Coira e ve lo spieghiamo dopo. Capoluogo dei Grigioni dal 1803 con l’unione delle tre leghe, Coira si difende meglio che mai come il più antico insediamento svizzero e non ve l’aspettavate. Lo scoprirete lì, alla Churer Bahnhof  appena arrivati e ancora nervosamente smossi da passi incerti da primo amore che vi confonde le direzioni e irrimedibilmente confusi vi fermate ascoltandovi il cuore, vi sussurrate. Sconvolti dalla pluralità di emozioni che precitosamente vi prendono il sopravvento vedrete la Coira che vedono in pochi coraggiosi autospogliantisi di guidaturistica e autoreferenzilità dilagantesi. Coira è così, per pochi amatori. Lontana dall’abbaggliantissime bellezze di Ginevra el casto rigore di Berna, giovine sì ma non come Zurigo, Coira è una donna bellissima seduta accanto a voi che non avevate notato. No che non si caratterizza pel capello dorato sboccolantemente lasciato cadere sulla spallina del reggiseno, nè per la maglia Lacoste e l’occhiale griffantemente presuntuoso. E’ così che vi scoprite innamoratissimamente persi trovando quello che non sapevate di cercare. Rapiti e rapidissimamente avvolti d’una bellezza sconosciuta, di forza dolcezza e riccioli, Coira vi avrà fatto suoi prima che possiate rendervene conto. Così, ancora turbati e turbineggiati, vi dirigerete al Bundner NaturMuseum che vi parlerà dei Giacometti, Segantini e Kauffmann, e sarà in quell’attimo di profondissima pace che scoprirete che il cuore parla svizzero tedesco e non lo sapevate. Ah beh.






lasciando la via vecchia per la nuova

28 08 2008

Che i grigioni ci stavano alquanto simpatici lo sapevamo. Sì, cioè, l’abbiamo saputo nei beati tempi dell’ignoranza, quando ancora bambini ci passavamo i pomeriggi ci passavamo a costruire storielle di casette di legno e laghi e monti e mettiamoci pure la torta di noci. Che ci piacevano per davvero l’abbiamo poi scoperto in secondari momenti d’adulta consapevolezza perduti negli imbarazzi di una terra bellissima che non ci potevamo spiegare. Ad esempio, mettiamoci la Viamala. Ecco, questa è roba che se non ci siete stati no che non avete visto niente della vita. Noi vi consigliamo il primo autopostale con discesa a Thusis armati di fotocamera e immancabile taccuino del viaggiatore, che quello che state per vedere ragazzi vi commuoverà il cuore a più riprese a mo’ di rinascita tardiva. Arrivate al girello, pagate la modica cifra di tre franchi, cioè tre franchi amici, che a Milano con tre franchi nemmeno un caffè ci prendete ormai, e scendete. Ecco che lentamente il vostro subconscio si risveglia intrattenuto da caledoscopiche visioni di acque e rocce in formula all inclusive. Scendete ancora. Sì sì, è tutto vero. Arrivate in fondo a guardare quell’enorme ammasso di roccia che beata giace a dimostrare sfacciatamente delle incertezze della vita. Alzate lo sguardo. C’è un albero perdutamente innamorato che insiste nel vano tentativo di gettarsi nell’acqua limpida e a tratti perde la pazienza per quella radice, che pur tuttavia lo trattiene al terreno. Siete perduti e quasi dimenticate il vostro io quando improvvisamente eccolo lì, sopra di voi, il senso della vita si manifesta in un un ponte antico targato 1739. E’ in questo momento di catarsi che non ci dimentichiamo d’essere elveticamente glam e ricordiamo a noi stessi e ai presenti che stiamo riproponendo lo stesso percorso di conoscenza del sè voluto da Goethe in data 1788. Che tutto il resto è noia.








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