a nina

16 04 2009

nina dei grigioni

Ci sono cose che non si raccontano e che noi a tratti ci proviamo incessantemente cedendo sull’interminabil viaggio in tilo in della buona e cattiva sorte. Ci sono parole che si fermano, incancellabilissimi ritratti che ci perturbano e che poi non vediamo l’ora di dire noi, noi si che potremmo dire l’avevo visto tra le montagne in un mattino, che eran le 8:40 e quasi quasi eravamo giunti, al solito gipfel che ci trattiene e sostiene, ch’incosciamente c’incantola il pensiero. Così è che siamo qui, su una cima di montagna in terra grigiona guardiamo profondissimamentimmersi il pavimento, di fili d’erba e fiorami d’arancio, ci imbamboliamo. Tocchiamo testa e cuore e ci fermiamo e ci perdiamo nel conto dei 9mila passi che trascinandoci abbiam condotto, nel tempo di una vita che siamo indecisi, che sia abbastanza o meno intrisa d’incancellabil sento e sentieri, c’ero e dov’eri, mi son perduta. Così è che ci ritroviamo e insistentemente rispondiamo, ai millesissimi ideali di tal gioventù ch’eppur si muove e movendosi segnala di roteazioni la sua stagione ell’incertezze che pur ci piacciano e ritrattengono, ritrattandoci nei quindici specchi della camera da letto di nostra madre ci spogliano e mostrano che mai ci siam sentiti così presentificamente compagni di tale pelle, e più che mai di tali bolle.

Quelle che col sapone ella spargea ai mille venti e che venti rimangano e noi guardandola non potevamo che dire era bellissima.

Come una svizzera in mezzo alla frontiera.

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