le cronache chiare/marianne o della fine inattesa/2

24 11 2009

Rientrava silenziosamente al termine dei giri sforzandosi di non fare rumore, girando la piccola chiave cerchiata di viola, salendo le scale con certa soavità che ripeteva rispetto, quello che gli altri non le avevano poi sempre riconosciuto, sordidamente intenti a sbigare dell’altro, per giustificazione. Marianne si muoveva lievemente sui pochi gradini che la separavano dal calore di casa,  per non svegliare la Blanche che già si era alzata, e a 87 anni compiuti ancora divideva con lei lo stesso pianerottolo, l’ora si sveglia e quella di letto, la completudine di un piccolo animale che le desse l’immagine almeno, di qualcuno cui parlottare di fronte al rientro, per distrazione, mentre sbollentava la verdura di poco passata, che comunque ancora era buona, per risparmiare.

Erano le 6.40 della stessa mattina, e il profumo di casa le riempiva la faccia, mentre avvicinandosi ai fornelli si rinfrancava, di latte caffè e le solite assenze, quelle che avrebbero alleggerito il peso dei giorni e invece s’andavano, ingrossando liberatamente, rappresentando, come una caviglia di certa gravidanza di niente che vuoto per vuoto gonfiava lo stesso, e dolevano i seni in cerca di mani, dove nulla di altro avrebbe potuto.

Stringendosi, Marianne s’allontanava dal fornello nervosamente, iniziando a smuoversi di pesantezze scomposte per la casa, fingeva pretese diverse sistemazioni di arie, le confusioni che si insinuavano negli angoli arruffati della casa, nei mesi negli anni, nei vuoi e nei pieni, che le mani avevano pur sempre trattenuto per sopravvivenza. Si preparava. Infilava un’altra delle stesse camicie che cambiava il colore, il pantalone di rito e le calze nascoste,  i capelli, leggeri sui pensieri pesanti, si incamminava.

Muovendosi verso la salita del bus respirava di fretta e si riempiva le spalle, dei doveri di grigio e le nuove umiliazioni che attendevano di essere sopportate.

Tschuggen, 18 novembre 1987, un’ora dopo.

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2 responses

11 02 2011
E.

Splendido.
Sento gli odori, il freddo, il caldo, vedo ogni dettaglio ma non riesco a darle un volto.
Quindi ancora piu’ splendido.

12 02 2011
diana malerba

Grazie cara. Come stai? Come stanno i piccolini?

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