va dove ti porta coira

21 12 2008

E qui vi volevamo, amici, proprio qui, nel punto in cui siete implicatissimamente presi e coinvolti in millesimali spericolatissime giravolte nel maldestro tentativo di cavarvene, fuori, e non riuscirete più. Rassegnatevi. Siete partiti dal Ticino e non ve l’aspettavate, nemmeno quando sospinti da responsabilissimi propositi ci abbiamo provato ripetendovelo in tentennantissimi tentativi da epoinondirechenontelavevodetto eppure eccovi qui, come avevamo previsto, imbarazzantemente perduti. E’ qui che gloriosamente raggiunti ci facciamo coraggio e timidamente ergiamo l’elvetico stendardo sul balcone orgogliosamente fregandocene del vicino e ci affermiamo e avanti il prossimo che visto il Cervino non ci spaventa più niente amici. Così, se pensavate di aver visto tutto con Ginevra, fingete di preparvi a Coira e ve lo spieghiamo dopo. Capoluogo dei Grigioni dal 1803 con l’unione delle tre leghe, Coira si difende meglio che mai come il più antico insediamento svizzero e non ve l’aspettavate. Lo scoprirete lì, alla Churer Bahnhof  appena arrivati e ancora nervosamente smossi da passi incerti da primo amore che vi confonde le direzioni e irrimedibilmente confusi vi fermate ascoltandovi il cuore, vi sussurrate. Sconvolti dalla pluralità di emozioni che precitosamente vi prendono il sopravvento vedrete la Coira che vedono in pochi coraggiosi autospogliantisi di guidaturistica e autoreferenzilità dilagantesi. Coira è così, per pochi amatori. Lontana dall’abbaggliantissime bellezze di Ginevra el casto rigore di Berna, giovine sì ma non come Zurigo, Coira è una donna bellissima seduta accanto a voi che non avevate notato. No che non si caratterizza pel capello dorato sboccolantemente lasciato cadere sulla spallina del reggiseno, nè per la maglia Lacoste e l’occhiale griffantemente presuntuoso. E’ così che vi scoprite innamoratissimamente persi trovando quello che non sapevate di cercare. Rapiti e rapidissimamente avvolti d’una bellezza sconosciuta, di forza dolcezza e riccioli, Coira vi avrà fatto suoi prima che possiate rendervene conto. Così, ancora turbati e turbineggiati, vi dirigerete al Bundner NaturMuseum che vi parlerà dei Giacometti, Segantini e Kauffmann, e sarà in quell’attimo di profondissima pace che scoprirete che il cuore parla svizzero tedesco e non lo sapevate. Ah beh.

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