il tempo delle noci

26 10 2008

Eccoci qua noi attraversatori di confine comprovatissimamente referenziati, eccoci qua dove ci avete lungamente atteso a darci tregue e tempi, euro e franchi, risposte e nuove domande involontariamente sospinte da venti nuovi che ci piacciono parecchio e nonciproviamonemmeno a dire che il caso e la vita alle volte ci procura insospettabili destini che questo nello specifico lo abbiamo voluto con tutte le nostre forze. Eccoci qua pronti ad attraversare e attraversarci, al termine del nostro mese sabbatico facciamo i primi conti e canti, ci sospendiamo. Ci scopriamo costantemente mutati e mutevoli, di diti indici e direzioni nuove, ci inoltriamo tra le fronde sapendo che non ne usciremo più e certissimamente pieni di consapevolezze multiformi che ci accompagnano timidamente alla dogana mentre il giorno nasce e un poco ci attardiamo perduti nel pensiero. Eccolo qui, dunque, seduto in riva ai mille laghi il nostro ego sconcertato si scopre e spoglia ancora un poco, si riconosce e indica, si sceglie il suo colore. E coloratissimamente ci abbandoniamo dormienti ai nostri mille viaggi in tilo dove siede tale annetta che pur deve aver saputo, e come i più spaventatissimamente si scostava d’anime affini che a tratti si vestivano di forze e ad altri di debolezze. Accade così, che tentennando di passi incerti si svelano i cammini e involontariamente i desideri e noi fermissimi eppur muovendoci ce ne facciamo mille ragioni e lietissimi finali fingendo di dimenticarci di mele avvelenate da percorsi evolutivi. Accade così, che arriva il tempo delle noci e noi ci crogioliamo in certuno sfoggio d’esperienze che nemmeno il più ragazzodicampagnaconlibrosottobraccio ci tiene testa nei ripetutissimi pomeriggi di rime baciate sotto i sette alberi di noce del nostro giardino più volte incantato e incatenato che solo ha visto il pianto di una sequoia che ancora è un arbusto eppur si nomina di forti radici e sospinge i suoi rami verso il cielo contro le nuvole e la pioggia testardissimamente innamorata di un piccolo fiore sulla cima che chiamavano bianco e scoprivano arancio nonostante evidenziatissime volontà da iotelavevodetto che sinceramente non ci piacciono nemmeno un poco. Accade così, che circondati d’attesissime risposte tracciamo il nostro cammino di zampette corte e rotondissime orecchie senza impensierirci troppo fischiettiamo al cielo e con una noce in meno indichiamo le montagne. Appassionateci gente appassionateci.

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2 responses

31 10 2008
valeria

io rimango semplicemente senza parole.

2 11 2008
Xander

Stessa sensazione..

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