parlaci d’amore mariù

16 09 2008

Ci sono cose ragazzi che bisogna aspettare il momento giusto. Come un lavoro nuovo. Vi presentate con la camicia bianca e fate caffè e ci mettete un poco a capire perchè quelli che fanno le cose importanti la camicia bianca non la portano più da un pezzo. Noi ci siamo presi i nostri tempi e fatte le valutazioni del caso, comprato un biglietto e buttati a capofitto. Ci siamo creduti pronti per la capitale e non lo eravamo affatto. Berna è precisamente come non ve l’attendevate. Avete viaggiato un po’ e vi siete fatti un’idea e camminate a passi rapidi e petto in fuori eh che oramai e chi vi frega a voi che con la guida rossa in mano conoscete anche il più piccolo dei vicoli con ristorantino a tema che nemmeno i locali. E invece no, essa è rigorosamente diversa e inappuntabile e riporterà in auge dimenticate nostalgie e piccoli traumi infantili che credevate d’aver superato. Essa capitale vive d’un rigore imbarazzante. Nessuno e con nessuno intendiamo nemmeno uno potrebbe sentirsi integralmente a posto di fronte a tanto. Partendo dagli alberi esageratamente lisciati e pettinati di fronte alla Schweizerische Nationalbank, passando per la celeberrima Zeitglocknturn che ci perderete incredibili quarti d’ora immersi d’interiorissime riflessioni fino alla Munster che ve la trovate davanti e vi prende il panico dalle ginocchia e cercate invano improponibili vie di fuga. Passeggiate per la città cercando un piccolo raggio di sole a scaldarvi mani e animo e non siamo certi che lo troverete. Allora entrate nella casa di Einstein e vi sedete al caffè vagamente intellectual chic che vi si propone di fronte corredato e accessoriato di cameriere d’imprevedibile simpatia che ha viaggiato i mille continenti e non vi saprà spiegare perchè è lì proprio nel mezzo del suo cammino mistico. Bevete la cioccolata e uscite sospinti dal ferreo proposito di dedicare tempo ai più belli tra i musei tentati e tentennati dalle indiscutibili bellezze del Kunstmuseum. Ma e ve lo diciamo sottovoce che i benpensanti non sarebbero d’accordo c’è qualcosa di più bello della rigorosa perfezione e della pretesa all’invincibilità segretamente nascosta in quest’apparentemente banale proposta. Sedetevi in silenzio su quel monumento con gli orsi dove un piccolo bimbo biondo s’arrampica e la madre continua a respirare che se fosse italiana tre dico tre infarti signori li avrebbe già collezionati. Sedetevi e cercate di non pensare al bambino. Non cadrà. Sedetevi e ascoltatevi il cuore. Quando poi lui vi avrà parlato troverete il coraggio di cambiare strada e scegliere lo Schweizerisches Alpines Museum. E adesso, sconvolgetevi.

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