tutti giù per terra

By diana malerba

Eccoci qui. Seduti, sì. Seduti dietro una panchina indovinatedove ad ammirare certun’elvetiche cime contando le gocce di pioggia. Il viaggio nella nostra svizzera non finisce qui. Ci siamo regalati inedite scoperte d’imbarazzanti bellezze e paesaggi che ci hanno tolto il dubbio una volta per tutte. Adesso che siamo tornati possiamo dirvelo. Abbiamo le risposte, sì. Le abbiamo scritte distrattamente tra un treno e una panchina, mentre camminavamo nel silenzio della notte su un sentiero di montagna, mentre cercavamo di non disturbare il rumore del fiume che lentamente scorre e ci trascina con sè tenendoci per il cuore. Le abbiamo scritte con un bicchiere in mano e qualche volta qualcun’altro le ha scritte per noi. Le abbiamo cercate sulle cime più alte e nel profondo del cuore. Un poco ci hanno suggerito, come quando eravamo a scuola e ci prendevano in contropiede che no che non avevamo studiato. Che c’era il sole eh ed era un peccato pensarci su troppo. Ma alla fine tutto è andato bene e noi sì, ci hanno promosso, e ci sentiamo addosso quell’euforia della festa dell’ultimo giorno di scuola, che malinconia e gioia si incontrano a metà strada e noi non ci troviamo più. Non ci troviamo, attraversato il confine, e insistiamo nel cercarci. Ci sediamo su una panchina nel vano tentativo di ritrovare i piccoli passi perduti e scopriamo che nulla è più uguale a prima e sul cuore ci hanno inciso una crocetta bianca di cui non potremo più fare a meno. Ancora un minuto, e poi partiamo. Alla scoperta del paese più piccolo e carino che ci sia capitato sul cammino. E se vi rimane l’imbarazzo della scelta fate come noi: scegliete i grigioni.

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